Ero piccola e già era una delle mie passioni più forti.
Sono fortissime le emozioni che provo quando torno al mare dopo tanti mesi, che poi l’ultima volta è stata a Novembre, e quegli attimi amo gustarli come si fa con le cose preziose.
Come una lettera inaspettata che ricevi, come un fuoco di artificio che scoppia nel cielo buio quando non te lo aspetti e tu hai la fortuna di essere li in quel preciso istante.
E’ così che mi preparo a vivere l’attimo in cui senti che l’acqua ti ricopre la testa, in cui per la prima volta senti le bolle che escono laterali dal tuo erogatore, quando ritrovi i gesti consueti del compensare, quando i tuoi occhi si riabituano al blu e il tuo corpo alla diversa percezione della forza di gravità, con attesa e trepidazione, con la consapevolezza che sarà un momento di felicità intensa, con concentrazione e nello stesso tempo con quel senso di meraviglia che è indissolubilmente legato alla passione per il mare.
Ieri è stato quel giorno per me.
Siamo partiti verso le nove e in un attimo, la macchina carica come se si stesse via un mese e invece siamo tornati alle cinque di pomeriggio, i miei occhi vedevano già le onde.. ma non quelle del mare.
Gia dopo la Colonna del Grillo il vento forte disegnava sul grano [che è già alto] onde di verde che io mi perdevo ad osservare. Ho già descritto molte volte la bellezza della strada che da Siena si snoda verso Grosseto, ma ogni volta rimango incantata dal paesaggio. Ieri in particolare gli occhi si perdevano nelle sfumature del verde di cui la campagna è piena. Non si vede altro che verde e alberi e erba e grano e verde, verde e verde.
Ancora le risaie non sono state inondate, i sugheri mantengono la loro corteccia sbiadita dal sole.
Arrivare a Grosseto è un lampo e un occhio attento se ne accorge dagli olivi che incorniciano le colline,dal cielo che si apre e che sovrasta i monti dell’Uccelina.
E in un attimo passiamo la Giannella e si arriva al punto in cui si scorge per la prima volta il mare.
Trattengo il fiato prima di arrivare..
E’ bello.
Il cielo è bello, il mare calmo e il vento è solo solletico.
Arriviamo alla Caletta e Ci prepariamo con calma.
Verso le dodici e trenta si parte con il gommone. Siamo in sei. Il mare ci permette di fare “Lo Scoglio del Corallo”.
Mentre andiamo osservo la costa che passa. Il mare è verde vicino alla costa e sfuma di blu man mano che si allontana.
Sono già in fibrillazione, non vedo l’ora di essere in acqua e nello stesso tempo ho un po di timore.
Non ho mai provato la muta stagna e ho timore che qualcosa possa andare storto. E difatti arriviamo li, mi metto il collo e tutto ok.. mi metto il cappuccio e mi prende il vomito!
Mi finisco di eresie silenziose.. ( si può dire vero??) e se non ci fosse stato Stefano sono sicura che nn sarei scesa.. Ma lui mi spiega come fare, mi sta vicina.. mi aiuta. ( questa cosa sembra una un arruffianamento coi fiocchi.. in realtà è la pura e semplice realtà) ( Grazie).
Scendiamo.. I primi minuti sono rigida, attenta a gonfiare la muta [ troppo poco che ho il terrore di diventare l’omino della Michelin] A sistemarmi a controllarmi.
Poi arriviamo nella parete delle gorgonie e del corallo. Ed è terribilmente bello che tutto il resto và in secondo piano. [evverooo le gambe strizzano un po.. ma si vede che deve essere.. ].
Ci sono dei rametti che sono particolarmente grandi. Paolo Bausani li illumina con una piccola torcettina [ prendi due torce: Una ( la mia ) sembra una candelina di quelle del compleanno , la seconda ( la sua) sembra i fari che illuminano San Siro, ma no uno.. tutti e quattro insieme] rendendoli bellissimi nei colori. Incrociamo subito un paio di aragoste e procediamo fino alla spaccatura per poi procedere con parete a destra fino ad un’altra spaccatura. Li sopra c’è una parete, Come una grotta aperta con il tetto pieno di Parazoanthus che sono degli invertebrati che assomigliano moltissimo a delle margheritine gialle.
Li illuminiamo con le torce e sono Bellissimi. Li vicino una grossa musdea che riposa. Facciamo il giro sa sopra e poi io e Stefano entriamo nella piccola grotta ( se non avessi spazzolato il fondo magari avremmo visto anche di più..). All’uscita c’è un altra piccola aragosta intanata.
Ci portiamo sotto la barca per la sosta e scoviamo un polpetto che ci guarda con occhi tondi e scuri da dentro una tana.
Risaliamo lenti, in bocca ho il sapore del mare. Mi sento bene, rilassata..
Come a casa avvolta dentro un abbraccio.
Il ritorno a casa è lento.Mi fermo a prendere l'aperitivo dal Bonci [ bono eh!] due chiacchere e poi a casa. Preparo la roba e vado in piscina per gli ultimi esercizi prima dell’esame di sabato.
Sabato sarà il giorno della Pocina.. e quella è tutta un’altra Storia.
Ps: la mia prima immersione con la muta stagna ha lasciato un segno evidente in me.
Una specie di succhiotto tondo largo 10 cm sul braccio.
Forse è il caso che la gonfi un po di più la prossima volta.
Scritto da Serena
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